Lunedì dei giovani- Marzo 2017

 

Genesi (1,24-31)

Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie". E così avvenne. Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra". Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". E così avvenne. 31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

Dal vangelo secondo Luca (23,50-56)

50Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. 51Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. 52Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. 54Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. 55Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, 56poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

Il sabato è il giorno in cui Giuseppe di Arimatea pone il corpo di Gesù nella tomba, le donne preparano aromi e oli profumati e non c’è per noi cristiani nessuna liturgia; in questo giorno in cui siamo chiamati a vivere solo la profondità del silenzio nell’attesa della gioia e della luce della Risurrezione, sarei molto contenta di poter ascoltare il Signore e le vostre le vostre tante idee e domande sui testi che abbiamo letto e poi potervi dire solo qualche parola sul Signore della mia e della vostra vita. Non potendo farlo ora fisicamente, lo faremo sicuramente dopo, quando i nostri pensieri, nella preghiera, saranno tutti in rete, nell’abbraccio dell’amore di Dio, che tutti ci coinvolge e ci fa uno.

Se il sabato ci chiama al silenzio il sesto giorno nella creazione (Gen 1,24-31) invece è il primo in cui Dio parla, ma non solo per creare, ma per creare qualcuno che lo possa ascoltare, qualcuno con cui poter dialogare e inizire a parlare. Se diamo uno sguardo ai precedenti giorni della creazione ci accorgiamo infatti dell’esistenza di un movimento crescente di intimità fra Dio e le sue creature, che raggiunge il suo apice con la creazione dell’umanità, dell’ultima opera di Dio. La creazione dell’uomo è narrata in modo diverso dalle altre opere, quasi segnando un nuovo inizio. Il verbo creare è utilizzato ben tre volte, la formula è solenne e produce stupore e ammirazione: «Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, come nostra somiglianza». La benedizione poi è ugualmente molto solenne e Dio addirittura questa volta si rivolge all’uomo e alla donna come a partners capaci di ascolto e dialogo: «Dio li benedisse e Dio disse loro». Ed infine la soddisfazione di Dio dopo il suo lungo svuotarsi per donare vita, si esprime così: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona». Tutta la realtà creata tutta insieme era molto buona, ovvero molto bella, una meraviglia a suo occhi! Preziosa ai suoi occhi!

Come mai Dio usa il plurale per creare l’umanità (facciamo)? Fra le tante possibilità, in una rilettura cristiana del testo, da subito adottata dai Padri della Chiesa, possiamo spiegarlo mettendo in gioco nell’opera della creazione il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, la Santissima Trinità. Dio dal suo grembo d’amore misericordioso crea nella libertà l’umanità e come dice una bella immagine di sant’Ireneo: «Qui il Padre parla al Figlio e allo Spirito santo, che sono le “due mani di Dio”».

Che cosa significa «a nostra immagine e somiglianza»? Dio ci crea a sua immagine tselem (calco, copia, riproduzione) e somiglianza demut (un po’più astratto), ma in fondo questi due termini sono sinonimi. Molte le interpretazioni nei diversi contesti culturali: posizione eretta; la memoria, l’intelligenza, la ragione; l’anima, la parte più spirituale dell’uomo; l’essere il rappresentante di Dio nella creazione; l’essere maschio e femmina: la coppia. Come abbiamo visto tuttavia la creazione sembra tendere ad un evento straordinario, all’incontro fra Dio e l’uomo. Dio crea una creatura che gli è conforme, con cui possa parlare e che lo possa ascoltare: egli decide di creare chi può avere una relazione con Lui, chi può essere il partner di un rapporto d’amore. È il nostro essere capaci di relazioni d’amore, quindi, che ci rende persone a immagine e somiglianza di Dio (come è Dio in sé e per noi). Le tre Persone della Trinità sono un reciproco dono d’amore, un reciproco svuotarsi e riempirsi dell’Altro, un essere per l’Altro e per l’altro/a. Così siamo stati creati e liberamente siamo chimati a corrispondere al nostro modo di essere, a diventare persone che vivono per gli altri e con gli altri divenendo corresponsabili dei doni che ci sono stati affidati da custodire e moltiplicare: prima di tutto la vita nostra e dei fratelli, la vita da donare e generare a nostra volta, poi la vita che circonda di animali e piante.

Ancora l’uomo e la donna sono in silenzio, ma a breve parleranno nella gioia della contemplazione vicendevole. Le prime parole saranno dell’uomo () che alla vista della creatura che Dio ha fatto canta una poesia, chiamandola donna (iššâ), ovvero colei che pur nella diversità, può davvero stargli di fronte a testa alta, perché ha la sua stessa dignità e può con lui dialogare, amare, vivere. Dopo la risurrezione sarà una donna per prima a vedere l’Uomo nuovo, il Risorto che chiamata la donna per nome: «Maria!», potrà ascoltare la sua risposta: «Rabbuni, Maestro».

Il sabato che viviamo nell’attesa può diventare allora per ognuno di noi il tempo prezioso e necessario in cui godiamo di tutto il bene che abbiamo ricevuto nell’essere stati creati, del dono della vita e della relazione con gli altri a cui siamo chiamati, del dono di tutto il creato da amare e custodire e infine del viaggio che il Signore Gesù compie proprio in quella notte negli inferi (vedi la preghiera di Epifanio). È proprio là secondo la tradizione che afferra per le mani Adamo e Eva (insieme a tutti noi) per ricrearci e darci una nuova vita (il battesimo), che possa essere una vera risposta d’amore a Lui e a i nostri fratelli. È il tempo per maturare dentro di noi e poi far esplodere una risposta chiara, forte al Signore, una risposta che coinvolga l’intera nostra esistenza. La vita per essere davvero molto buona, molto bella non può che essere ridonata… ognuno secondo la propria chiamata.

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